I Fiumi di Porpora

Regia: Mathieu Kassovitz. Interpreti: Jean Reno, Vincent Cassel.

Contrariamente alla linea che Kassovitz sembrava aver intrapreso con “L’odio”, film dall’impronta realistica e sociale molto decisa, “I fiumi di porpora” è un thriller-noir ricco di continui colpi di scena, inseguimenti alla Besson con dei risvolti a metà tra l’ispirazione filo-nazista e le ben note morbose tematiche de “Il silenzio degli innocenti”. In un piano parallelo si muovono i due protagonisti, Jean Reno e Vincent Cassel, due poliziotti di generazioni diverse, ai quali vengono affidate rispettivamente la soluzione di un misterioso omicidio tra le rocce di un ghiacciaio e l’inquietante profanazione della tomba di una bambina, deceduta tragicamente anni prima. Inizialmente le indagini sembrano non avere punti di contatto ma come ogni giallo che si rispetti il finale, seppure con molti acciacchi e difficoltà narrative, dipana la matassa. Infatti dietro le orrende mutilazioni che insanguinano la città universitaria di Guernon, culla dei più illustri personaggi nel campo delle finanze, politica, scienze, si cela un obsoleto progetto: creare una razza “superiore”, il risultato di anni di incroci generazionali tra bambini particolarmente dotati, ma, tra inseguimenti mozzafiato e corse sui ghiacciai, i due protagonisti porteranno a galla la lobby con tutti i suoi artefici per annientarla definitivamente e scoprire il segreto che nasconde. Il lavoro di Kassovitz ha diversi pregi tra cui quello di avvolgere tutta la storia in un alone di suspence che diletta lo spettatore per la durata del film senza mai annoiarlo e di aver ritratto paesaggi di indicibile bellezza; tuttavia il finale lascia un po’ l’amaro in bocca soprattutto per la frettolosità con cui è stato confezionato che evidenzia una debole e troppo approssimativa sceneggiatura. Consigliato per chi non ha troppe pretese.
Recensione a cura di Valentina Petracca.