La Stanza del Figlio

Anno: 2001. Regia: Nanni Moretti. Interpreti: Nanni Moretti, Laura Morante, Jasmine Trinca, Giuseppe Sanfelice, Silvio Orlando, Stefano Accorsi. Musica: Nicola Piovani. Genere: Drammatico.

Nanni Moretti: “Volevo affrontare il tema del dolore in modo serio e raccontarlo come un sentimento che divide e lacera. Il fatto che la sofferenza unisca le persone per me è solo retorica. Ognuno ha un modo diverso di reagire e di rielaborare il dolore, è questo che accade ai tre protagonisti del film e l’unità familiare ne è stravolta”. Così il regista di “Caro diario” ed “Aprile” sinteticamente spiega le ragioni che lo hanno indotto alla stesura di un nuovo film, commovente e drammatico allo stesso tempo, un viaggio all’interno del dolore per la perdita di una persona cara. La tranquillità di una famiglia comune, medio-borghese, la cui vita è cadenzata da gesti semplici, la colazione la mattina, le corse in motorino, il tifo alle partite, viene spezzata dall’improvvisa scomparsa a causa di un incidente in mare del figlio adolescente (interpretato da Giuseppe Sanfelice). Ad un tratto tutto sembra “sbocconcellato”, l’equilibrio familiare si è definitivamente intaccato; reso ancora più evidente dal momento di chiusura della bara, dal corpo disteso appena intravisto, dal dolore sui volti degli amici. Ognuno dei protagonisti cerca a proprio modo di superare quel senso di vuoto che invade la casa, ingigantito dal biancore delle pareti ma (strano a dirsi) il dolore anziché avvicinare i componenti della famiglia li allontana e li separa, lasciandoli alla ricerca di una risposta (se mai c’è ne fosse una) che non verrà mai. Così inevitabilmente si susseguono i sensi di colpa comprensibili per un padre che, se potesse, tornerebbe indietro per fare scelte diverse; non accuserebbe più il figlio di essere un bugiardo o di mancare di competitività né risponderebbe a quella telefonata che gli ha cambiato la vita. Moretti è superlativo nel narrare questa confusione di sentimenti, un misto tra dolore e rabbia, senza scadere nell’autocommiserazione, nei pianti gratuiti e nelle scene strappa-lacrime, nell’apatia. I nostri protagonisti rimangono composti, misurati, quasi razionali nell’accettazione di questa situazione; tentano di continuare i loro gesti quotidiani ma tutto è definitivamente compromesso. Ma in fondo al tunnel s’intravede uno spiraglio, un piccolo segno che, almeno in parte, sembra riportare in vita Andrea. Infatti viene ritrovata una lettera che Andrea aveva scritto ad una ragazza conosciuta in campeggio. Arianna (Sofia Vigliar) porta a galla il suo ricordo e diventa lo strumento che li aiuterà a varcare la soglia della sofferenza.E’ un film essenziale, semplicemente descrittivo, totalmente “laico” (mai all’interno della pellicola si accenna a Dio, all’al di là) ma il cui merito (ed amara constatazione) è che per quanto tu ami una persona non potrai mai preservarla dall’inevitabile destino. Tutti gli attori sono bravissimi, dalle giovani promesse come Jasmine Trinca e Giuseppe Sanfelice allo stesso Nanni Moretti e Laura Morante, quest’ultima, inoltre, merita un’attenzione particolare visto l’umanità e l’ntensità che ha saputo imprimere al suo personaggio. Palma d’oro a Cannes e David di Donatello, è sicuramente un film da vedere e consigliato a coloro che saranno i genitori del domani.
Recensione a cura di Valentina Petracca.