Save the Last Dance

Anno: 2001. Regia: Thomas Carter. Interpreti: Julia Stiles, Sean Patrick Thomas, Kerry Washington, Fedro Starr. Genere: Sentimentale.

“L’unica persona di cui hai bisogno è te stesso”: in ogni uomo alberga il desiderio di raggiungere un obiettivo, di realizzare un sogno che diventa l’unico scopo di vita da perseguire nonostante le ostilità ma talvolta queste sembrano così insormontabili che mettono a dura prova la nostra volontà di arrivare, di “sfondare”. Questo è il motivo conduttore che scandisce la storia dei due protagonisti: Sara (Julia Stiles, già interprete de “L’ombra del Diavolo”), promettente ballerina di danza classica che, a causa dell’improvvisa scomparsa della madre in un incidente stradale, abbandona definitamente la sua passione ed “appende al chiodo” le amate scarpette da punta e… tutta la sua vita, e Derek (Sean Patrick Thomas, protagonista di “Cruel Intentions”), ragazzo di colore, virtuoso dell’hip hop ma dalle grandi capacità da riuscire ad entrare in un prestigioso college. Sara dovrà mettere in sesto i pezzi della sua esistenza insieme ad un padre troppo assente, ricominciando da uno squallido locale del South Side di Chicago, dove tutti cercano di sopravvivere o “vivere” come possono. Ma l’incontro con questo ragazzo le riaccende quella grinta, ambizione e voglia ormai sopite ed insieme realizzeranno i loro sogni combattendo contro radicati pregiudizi. Negli Usa “Save the last dance” in poche settimane ha polverizzato tutti i record d’incassi totalizzando più di 15.000.000 di spettatori lo scorso inverno ed una delle ragioni di questo straordinario successo è da ricercare nell’abile contaminazione che Thomas Carter ha saputo creare mescolando culture diverse, realtà diverse in una storia che, se non brilla per originalità per i temi trattati e il finale prevedibile (numerosi sono i riferimenti a FLASHDANCE, DIRTY DANCING, LA FEBBRE DEL SABATO SERA), riesce a coinvolgerti in quel mondo fatto di sudore, di movenze sinuose, ritmate, travolgenti che fanno dell’ Hip Hop un linguaggio da strada, un sentimento dell’anima, un momento d’aggregazione dove poco importa il colore della pelle e l’estrazione sociale. E’ un film che ha l’ingrediente principale per essere un “classico” film, cioè la fantasia. Infatti il prevedibile quanto fiabesco lieto fine apre uno spiraglio verso la tolleranza delle razze ma anche se siamo lontani da un impegno in tal senso è, senza dubbio, un film godibile, gradevole, ben girato ed interpretato e al contempo una rivelazione della reale funzione delle discoteche quale luogo d’incontro, di familiarizzazione e valvola “sana” di sfogo. Due note interessanti: questa è la seconda pellicola che ha come protagonista un giovane di colore colto, forte, ambizioso e caparbio così come soltanto in “SCOPRENDO FORREST” si era visto… ma soprattutto segnalo alla vostra attenzione le colonne sonore (Donnel Jones, Athena Cage, I Lucy Pearl) tra le più belle dell’ultima stagione cinematografica. Consigliato non solo agli amanti della danza ma anche a tutti coloro che credono che, in questo mondo, ancora ci sia posto per i sogni. DA VEDERE.
Recensione a cura di Valentina Petracca.