Spam: risarcimento di 250 euro.

Un bel giorno, scaricando la posta, trovate un’offerta “irripetibile e solo per voi”? Nel 99% dei casi, quel messaggio è “spam”, ossia “posta indesiderata” inviata a migliaia di persone a scopi pubblicitari. “Spammare” significa inviare mail che fanno perdere tempo, denaro, risorse: sia essa una catena di S. Antonio o la pubblicità di un prodotto, la posta indesiderata è un problema serio. La famosa legge 675/1996 stabilisce che nessuno può usare il nostro indirizzo e-mail senza il nostro preventivo consenso. Non è l’utente che deve richiedere la cancellazione da eventuali liste, ma è la società che deve richiedere il consenso dell’utente prima di iscriverlo a qualsiasi lista di indirizzi, specie se ha intenzione di inviare pubblicità. La tesi è stata ribadita dal Garante per la protezione dei dati personali, prof. Rodotà, che l’11 gennaio 2001 ha ribadito l’impossibilità di prelevare indirizzi e-mail da siti Internet, mailing list, forum e newsgroup. In mancanza di esplicito e preventivo consenso, è illegittimo utilizzare e-mail in quanto lo stesso non è soggetto ad alcun regime giuridico di piena conoscibilità da parte di chiunque (ovvero non fa parte dei cosiddetti elenchi pubblici). Di seguito viene indicato il link ad un articolo pubblicato da “Punto Informatico” che spiega come un utente abbia ottenuto un risarcimento pari a 250 €. Link